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Anna  Siekiera
  • Università degli Studi del Molise, Dipartimento SUSEF, via De Sanctis, 86100 Campobasso
    http://docenti.unimol.it/index.php?u=annamaria.siekiera
Con contributi di Michele Prandi, Luca D'Onghia, Cristiana De Santis, Giuliana Fiorentino, Gilberto Marconi, Marina De Chiara, Donato Loscalzo, Anna Siekiera, Francesco Paolo Traisci, Cecilia Ricci. with Donato Loscalzo
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In co-edizione con l'Accademia della Crusca. Nel 1612 uscì a Venezia, dopo un ventennale lavoro d’équipe, la prima e monumentale edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca: un migliaio di pagine in folio che divennero il... more
In co-edizione con l'Accademia della Crusca.

Nel 1612 uscì a Venezia, dopo un ventennale lavoro d’équipe, la prima e monumentale edizione del Vocabolario degli Accademici della Crusca: un migliaio di pagine in folio che divennero il modello per i vocabolari storici delle altre lingue moderne.
Nel registrare le diverse accezioni dei vocaboli del fiorentino trecentesco, indicato già dal Bembo come la base dell’italiano letterario, i compilatori del Vocabolario non si limitarono a servirsi dei grandi classici (Dante, Petrarca, Boccaccio) e del Villani, ma sulla scia di Borghini e Salviati spogliarono le opere di decine e decine di autori fiorentini minori e minimi, in larga misura anonimi, usando edizioni a stampa, in qualche caso dichiaratamente preparate in funzione del Vocabolario, ma anche raccolte di manoscritti antichi di recente costituzione, allestite (come qui si dimostra) a scopo di studio. Con una scelta che prefigura il criterio primonovecentesco – per la precisione: barbiano – della cosiddetta equivalenza grafia-pronuncia (ancora utilizzabile senza controindicazioni con testi toscofiorentini), i compilatori uniformarono inoltre secondo le regole di Salviati la grafia e la fonomorfologia delle più di 60.000 citazioni d’autore del Vocabolario, rendendolo così, fino a Manzoni, e non solo, un potente strumento di omologazione linguistica in un paese linguisticamente, oltre che politicamente, disunito.
I diciotto saggi contenuti in questa raccolta mirano a fare il punto su questo controverso ma fondamentale monumento della nostra storia letteraria e linguistica.


Indice
Tanto per cominciare, sulla Crusca e i suoi testi. (Gino Belloni)
Bibliografia
Parte prima – Prima del Vocabolario
I. Collezioni fiorentine di manoscritti fra Borghini e la Crusca. (Riccardo Drusi)
II. Il lavoro paziente dell’Accademia degli Alterati. (Anna Siekiera)
III. Sugli Avvertimenti del Salviati. (Francesca Cialdini)
IV. Verso il Vocabolario. Il Quaderno riccardiano e altri spogli lessicografici tra Vincenzio Borghini e Lionardo Salviati. (Giulia Stanchina, Giulio Vaccaro)
V. Gli accademici compilatori del primo Vocabolario. Novità e questioni ancora aperte. (Elisabetta Benucci)
VI. Bastiano De Rossi, revisore e correttore del Vocabolario. (Nicoletta Maraschio)
Parte seconda – Dentro la Crusca
VII. I numeri della prima Crusca. Qualche rilievo quantitativo sui citati. (Fabio Romanini)
VIII. «Ci è bisognato servirci di molti volgarizzamenti e traslatamenti d’opere altrui». I testi di traduzione. (Elena Artale, Elisa Guadagnini)
IX. Dante: la Commedia. (Domenico De Martino)
X. Dante: le altre opere. (Elisabetta Tonello)
XI. Petrarca. (Aurelio Malandrino)
XII. Dalla filologia al Vocabolario. Appunti sul volgarizzamento dei Ruralia commoda di Pietro Crescenzi. (Giuseppe Chiecchi)
XIII. Astri, pianeti e paralleli: il lessico dell’astronomia e della fisica. (Rita Librandi)
XIV. Sul lessico dell’arte. (Eliana Carrara)
XV. Ariosto. (Tina Matarrese)
XVI. Tra fiorentino aureo e fiorentino cinquecentesco. Per uno studio della lingua dei lessicografi. (Marco Biffi)
A mo’ di riepilogo (con qualche addentellato su Bastiano De Rossi). (Paolo Trovato)
Indice dei manoscritti, documenti d’archivio e postillati
Indice dei nomi e delle opere
Le immagini riprodotte nel volume sono tratte dall'ediz. settecentesca dell'opera, conservata nella Biblioteca Universitaria di Pisa (vedi il sito): http://amicibup.wordpress.com/ La «Descrittione del Palazzo ducale d’Urbino» di... more
Le immagini riprodotte nel volume sono tratte dall'ediz. settecentesca dell'opera, conservata nella Biblioteca Universitaria di Pisa (vedi il sito):
http://amicibup.wordpress.com/

La «Descrittione del Palazzo ducale d’Urbino» di Bernardino Baldi (1553-1617) rappresenta una vivida illustrazione di un’opera architettonica condotta da studioso delle «artes mechanicae» e poeta. Il volume consta di: «Introduzione» (pp. 8-54), «Nota» di dichiarazione dei criteri seguiti nella trascrizione, testo criticamente annotato con rinvio esatto alla paginazione della «princeps», cui rimanda il glossario, cioè «Indice dei termini tecnici», «non solo d’ambito architettonico e artistico, ma anche quelli della critica d’arte, dell’edilizia e dell’arredamento» (pp. 123-133) e riproduzione delle Tavole della riedizione settecentesca. Si valorizza soprattutto il ricercato lessico architettonico che rappresenta il tratto linguistico più significativo dell'operetta baldiana. Infatti, nella «Descrittione» viene impiegata per la prima volta, con accezione tecnica, la definizione di «gotico» per lo stile che Vasari aveva indicato come «dei Gotti», e vengono applicate alla critica architettonica le caratterizzazioni (negative) di «capriccioso» e «licentioso». Inoltre, sono usate voci specialistiche come «adiezione» ‘entasi’, «anima» ‘supporto centrale della scala a chiocciola’, «caulicoli» ‘viticci ornamentali dei capitelli corinzi’: lessico derivato dalla trattatistica classica, in specie da Vitruvio, cui Baldi affianca di solito una voce tratta dall’uso vivo, spesso di connotazione regionale («adiezione o pancia», «l’anima, o il fuso, o la colonna», «giardino pensile o in aria come diciamo noi»). E fra i termini regionali spicca la prima attestazione di «ventaglia» per 'grondaia, gronda', voce ben viva nel marchigiano di oggi.
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Si tratta di una bibliografia ragionata basata sulla selezione e sull'affinamento dei titoli bibliografici (schedati in 53 voci, pp. 93-193) dedicati allo stile, alla lingua e alle teorie linguistiche di Leon Battista Alberti. Nel saggio... more
Si tratta di una bibliografia ragionata basata sulla selezione e sull'affinamento dei titoli bibliografici (schedati in 53 voci, pp. 93-193) dedicati allo stile, alla lingua e alle teorie linguistiche di Leon Battista Alberti. Nel saggio introduttivo («Introduzione», pp. 9-78) si illustrano le linee guida della critica albertiana (1. «Filologia e linguistica») e si evidenziano singoli aspetti privilegiati dalla ricerca, dai fenomeni fonomorfologici e sintattici a quelli lessicali, che caratterizzano le opere letterarie e i trattati tecnici dello scrittore bilingue (2. «Il bilinguismo», 3. «L'Alberti volgare», 5. «L'Alberti e il latino»), dando rilievo alle teorie linguistiche dell'umanista e al suo impegno a favore del volgare (4. «L'Alberti per il volgare»). Inoltre si aggiungono delle osservazioni sul lessico e sullo stile di alcune opere albertiane (fra le altre, «Ecatonfilea», «Libri de familia», «De re aedificatoria»). Il volume è corredato dai repertori, quattro indici linguistici (pp. 223-313), di termini e di fenomeni e volgari e latini, esaminati, interpretati o soltanto segnalati nei saggi schedati ma anche nei testi citati nel percorso introduttivo. Se l'attualità dell'approccio linguistico all'opera dell'Alberti muove dal suo peculiare bilinguismo, entro il contesto più generale del rapporto fra latino e volgare nel Quattrocento, questo lavoro e le ricerche qui prese in esame si proiettano naturalmente sullo sfondo della critica all'Alberti scrittore e teorico, impegnata nell'edizione e nell'interpretazione dei suoi testi.
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Il volume raccoglie le osservazioni sul lessico tecnico della musica e del teatro del Cinquecento, attestato dalle traduzioni manoscritte di alcuni trattati greci: «Onomasticon» di Polluce, i «Problemi musicali» («Probl. XIX»), attribuiti... more
Il volume raccoglie le osservazioni sul lessico tecnico della musica e del teatro del Cinquecento, attestato dalle traduzioni manoscritte di alcuni trattati greci: «Onomasticon» di Polluce, i «Problemi musicali» («Probl. XIX»), attribuiti ad Aristotele e altri testi più brevi. Le traduzioni, eseguite dal fonetista fiorentino Giorgio Bartoli (1534-1583), forniscono materiali per l'allestimento di un glossario ragionato che costituisce il nucleo centrale del volume.
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Si tratta della prima edizione completa delle lettere manoscritte, conservate nella Biblioteca Riccardiana di Firenze (Ricc. 2438bis III), che l'accademico e fonetista fiorentino Giorgio Bartoli scrisse fra il 1568 e 1583 all'amico... more
Si tratta della prima edizione completa delle lettere manoscritte, conservate nella Biblioteca Riccardiana di Firenze (Ricc. 2438bis III), che l'accademico e fonetista fiorentino Giorgio Bartoli scrisse fra il 1568 e 1583 all'amico Lorenzo Giacomini (1552, Ancona - 1598, Firenze). L'epistolario ha un primo ed evidente interesse nel documentare l'impiego di una grafia parzialmente ortofonica da parte di uno di più innovativi studiosi cinquecenteschi della fonetica, l'autore del trattato «Degli elementi del parlar toscano» (1584) e continuatore del pensiero linguistico di Benedetto Varchi. Oltre agli aspetti storico-linguistici che propone all'attenzione, la raccolta epistolare consente di mettere in luce la formazione e la personalità di Giorgio Bartoli e i termini del suo sodalizio con un altro letterato ben rappresentativo dell'ambiente accademico fiorentino del secondo Cinquecento, quale fu Lorenzo Giacomini. In «Appendice» si pubblicano altri testi autografi, in gran parte inediti, di Giorgio Bartoli, fra cui la sua lettera «sul tradurre» a Marino Bobali del 1576ca. E oltre all'«Introduzione», che illustra l'ambiente letterario dell'epoca, il volume contiene altri capitoli: gli «Appunti linguistici» che mettono a fuoco l'uso del volgare fiorentino («argenteo»), e i «Personaggi dell'epistolario», contenenti notizie sugli uomini di lettere, sui mercanti e sui politici che si affacciano nelle carte dell'epistolario.
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Benedetto Varchi, con la sua opera di traduttore e commentatore di Aristotele, fece uscire la dottrina dei filosofi dalle aule universitarie, attuando i propositi espressi da Pietro Pomponazzi nel «Dialogo delle lingue», scritto dal suo... more
Benedetto Varchi, con la sua opera di traduttore e commentatore di Aristotele, fece uscire la dottrina dei filosofi dalle aule universitarie, attuando i propositi espressi da Pietro Pomponazzi nel «Dialogo delle lingue», scritto dal suo allievo e poi "infiammato" Sperone Speroni, che auspicava la resa in lingua volgare delle materie allora insegnate esclusivamente in latino. La gran parte delle lezioni pronunciate da Varchi all'Accademia Fiorentina nell'arco di vent'anni documenta l'impegno di volgarizzatore aristotelico. Nelle letture accademiche, il letterato fondò i commenti a Dante e Petrarca sulle premesse filosofiche, secondo i principi maturati in lui tra gli Infiammati, accanto alle figure di Speroni e Alessandro Piccolomini e corroborati dagli insegnamenti degli esegeti della «Poetica», Bartolomeo Lombardi e Vincenzo Maggi, allora professore nello Studio patavino. E Varchi traspose la dottrina filosofica al volgare per mezzo della resa del «lexicon» aristotelico. Indagando la pluralità dei significati delle parole, il letterato fiorentino rese in volgare un aspetto essenziale della teoria di Aristotele. Trasferire in volgare la materia filosofica voleva dire restituire tutta la complessità della disciplina, incorporando i testi in un'esposizione resa con un linguaggio concettualmente robusto, dunque dotato di terminologia tecnica ben definita. Il lavoro di Varchi traduttore e commentatore si concretò nella ricerca della forma espressiva aderente alla materia filosofica; la prassi traduttoria poggiava quindi su analisi semantica e chiarificazione dei concetti, nonché su un preciso ordine nella disposizione della materia trattata, così come questa era articolata nei testi originali.
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The language used by Giorgio Vasari in "Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani", published the first time in the 1550, reflects the experience of an artist who expresses himself in the language of... more
The language used by Giorgio Vasari in "Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani", published the first time in the 1550, reflects the experience of an artist who expresses himself in the language of colleagues met while working and traveling throughout Italy. The text of the history of representatives of the three arts, in both editions of Vasari's "Lives" – that of 1550 called Torrentiniana (after the name of the Florentine publishing house, Lorenzo Torrentino) and that of 1568 referred to as Giuntina (after the name of the Florentine publishing house, Giunti), encompasses a linguistic reality with a well-defined physiognomy which, although firmly grounded in the Tuscan language, also remains permeable to terms used in other regions. And the enrichment of "Le vite" with architectural terminology is more evident in the 1568 edition, after Vasari had gained practical experience and expertise in architecture.
Research Interests:
Renaissance Studies, Renaissance, Intellectual History of the Renaissance, History of Italian Language, Vasari, and 41 more
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Resume_Siekiera_Italiano_delle_arti_nelleVite._Architettura.pdf
G.B. Strozzi il Giovane (1551-1634) allestì le regole grammaticali della lingua toscana, facendo tesoro di studi condotti nell’Accademia degli Alterati, soprattutto sui testi manoscritti che si era procurato negli anni. Nel 1583 offrì... more
G.B. Strozzi il Giovane (1551-1634) allestì le regole grammaticali della lingua toscana, facendo tesoro di studi condotti nell’Accademia degli Alterati, soprattutto sui testi manoscritti che si era procurato negli anni. Nel 1583 offrì l'opera ai suoi allievi, giovani principi della casata medicea. La grammatica con il titolo «Osservationi del parlare, e scrivere toscano», che corrisponde alla terza fase redazionale del testo costituita dall’unico testimone conservato nell’Archivio di Stato di Firenze, fu edita soltanto tra il 1630 e il 1634 in forma anonima, perché lo Strozzi aveva negato allo stampatore fiorentino Pietro Nesti il permesso di pubblicarla a suo nome. Le successive edizioni delle «Osservationi» strozziane, stampate presso diversi editori all’interno di miscellanee di testi linguistici fino al 1710, riproducono il testo dell’«editio princeps». Nel 1715 due tipografi fiorentini, Giuseppe Manni e il Carlieri, portano in stampa una nuova versione del testo, fondata sul testimone appartenente al secondo ramo della tradizione. Da questa edizione che reca il titolo presente in questo manoscritto, «Osservazioni intorno alla nostra lingua», dipendono tutte le edizioni successive.
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Il contributo è dedicato alla formazione del linguaggio settoriale del design e al suo ruolo nella storia della lingua italiana del Novecento. L’emanciparsi della nuova disciplina dall’architettura — fin dagli anni Trenta del Novecento —... more
Il contributo è dedicato alla formazione del linguaggio settoriale del design e al suo ruolo nella storia della lingua italiana del Novecento. L’emanciparsi della nuova disciplina dall’architettura — fin dagli anni Trenta del Novecento — e il suo rapido affermarsi nella realtà produttiva del boom economico italiano negli anni Cinquanta costituiscono le basi per la formazione di una lingua speciale. La lingua del design unisce e investe di nuovi significati gli elementi appartenenti sia ai linguaggi dell’arte e della tecnica sia alle lingue di filosofi ed economisti. Nel Novecento la prima pubblicazione dedicata interamente alla produzione artistica in serie, «Stile industria», diretta dall’architetto e designer Alberto Rosselli, proponeva una gamma di testi del tutto aderenti al pluristilismo della nuova disciplina — il design, nonché alla peculiare individualità di tutti i suoi artefici: da artisti ai teorici dell’architettura e del design, dai progettisti ai critici d’arte agli ideatori di messaggi pubblicitari. Il periodico trimestrale, poi bimestrale, di Rosselli accompagnò dal 1954 al 1963 la crescita della società italiana del boom economico, toccando un insieme di fenomeni e processi riguardanti diversi strati della popolazione coinvolti nella produzione e nel consumo dei beni. Col passar del tempo, e la progressiva acquisizione dell'importanza del design non soltanto nell’industria ma anche nella società, la lingua speciale della scrittura del e sul design divenne una delle fonti di innovazione dell’italiano, non soltanto a livello lessicale, con i tecnicismi affermatisi nell’uso, ma anche nella promozione di un modello testuale descrittivo, ricco di epiteti e termini astratti ("atmosfera", "comfort", "creatività" e "creativo", "essenzialità di linee", "funzionalità", "interazione"), costruito con periodi ampi e figure retoriche, in diversi testi pubblicitari di largo consumo.
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8._Siekiera_Lingua_design_Novecento.pdf
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La scheda (nr. 33) sul libro dell'umanista parmense Francesco Maria Grapaldo "De partibus aedium", o meglio su un ampio capitolo del volume ("Hortus") dedicato all'idea del giardino di una dimora nobiliare italiana della fine del secolo... more
La scheda (nr. 33) sul libro dell'umanista parmense Francesco Maria Grapaldo "De partibus aedium", o meglio su un ampio capitolo del volume ("Hortus") dedicato all'idea del giardino di una dimora nobiliare italiana della fine del secolo XV, fa parte del Catalogo della mostra alla Biblioteca Bodmeriana di Ginevra (24 aprile - 9 settembre 2018). Come scrive l'ideatore e curatore del volume, nonché responsabile scientifico della mostra, M. Jakob, «"Des jardins et des livres" se veut une éncyclopedie de l'art des jardins à travers leur représentation dans l'histoire de livre imprimé».
******************************************************************************************* "De partibus aedium" est un ouvrage d’érudition de Francesco Maria Grapaldo (1460-1515), humaniste et professeur de lettres classiques de Parme. En puisant dans les textes grecs et latins, surtout les traités de Vitruve et de Celse, il décrit dans les moindres détails la structure et toutes les pièces de la villa nobiliaire ainsi que les espaces à son extérieur, avec les environnements et les bâtiments préparés pour les animaux («stabulum», «piscina», «leporarium» etc.) et pour les produits de la terre («vinaria cella» etc.). Le cinquième chapitre intitulé "Hortus" est dédié à la description du jardin, en particulier à la culture des légumes, des herbes potagères, mais aussi aux arbrissaux et aux arbres plantés non seulement pour les fruits ou pour l’attrait de l’art topiaire, mais surtout pour le plaisir («ad voluptatem») que leur ombre peut assurer.
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Dell'attività dedicata al volgare dell'Accademia degli Alterati di Firenze (1569-1634) rimane una trattazione ragionata intorno al lessico, ovvero alla struttura e alla formazione delle parole antiche e moderne in toscano, fittamente... more
Dell'attività dedicata al volgare dell'Accademia degli Alterati di Firenze (1569-1634) rimane una trattazione ragionata intorno al lessico, ovvero alla struttura e alla formazione delle parole antiche e moderne in toscano, fittamente corredata da esempi delle opere di Dante, Petrarca, Boccaccio e Giovanni Villani, ma anche del «Novellino» nonché dalle citazioni tratte dai «buoni libri a mano» di altri testi trecenteschi. Quest’opera linguistica di mano di Francesco Bonciani (l'accademico Aspro) conservata nella Biblioteca Riccardiana testimonia le ricerche intorno al fiorentino antico condotte dai giovani Alterati alla scuola di Vincenzo Borghini, ancor prima dei lavori di Lionardo Salviati e degli Accademici della Crusca.
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[«Il latino e i volgari italiani negli scritti di architettura dal Medioevo al Rinascimento»] In the Italian Renaissance there was a great variety of the architectural texts and besides the treatises of the architects (for exemple, Leon... more
[«Il latino e i volgari italiani negli scritti di architettura dal Medioevo al Rinascimento»]

In the Italian Renaissance there was a great variety of the architectural texts and besides the treatises of the architects (for exemple, Leon Battista Alberti e Francesco di Giorgio) there were the translations of latin treatises and “books on antiquities” full of information about Roman monuments either ancient or medieval. Moreover, thanks to the contracts made with artists, and the bills of payment prepared by the commissioners of works (from the Middle Ages to the Renaissance), specific details can be gleaned about arts and techniques, and about materials and tools used in building works — these papers present a wide use of a terminology, which charaterize the regional speakings, sign of the informal register of language the architectures and their handworkers used. All these texts are precious materials to carry out historical and linguistic research, which allow on the one hand to evaluate the architectural terminology formed during the course of the XVth and XVIth century, thanks to translations and examination of “De architectura” by Vitruvio and the “De re aedificatoria” by Leon Battista Alberti, on the other, to prepare a technique-scientific text amenable to popularisation. The article focuses on the analysis of the texts written or translated (“volgarizzati”) by italian artists and writers of XVth and XVIth century (Leon Battista Alberti, Sebastiano Serlio, Cesare Cesariano, Cosimo Bartoli, Daniele Barbaro, Giorgio Vasari, Bernardino Baldi) with the aim of describing the textual and lexical aspects of the papers in latin and vernacular, where both languages are in strong interaction.

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I «segreti» dell’«ars aedificatoria», come tutti i modi di operare dei rappresentanti di varie arti, costituivano un patrimonio gelosamente custodito dalle corporazioni e dalle botteghe artigiane fin dall’epoca dei Comuni, e le istruzioni delle pratiche artistiche si tramandavano a voce fra gli addetti ai lavori, maestri e apprendisti. Per questo hanno un notevole interesse i contratti stipulati con gli artisti e le note di spesa redatte per conto dei committenti, dai quali si ricavano non soltanto le notizie su tecniche, materiali e strumenti impiegati nei lavori edilizi, ma anche una precisa terminologia settoriale. Nel saggio si presentano i risultati dell’indagine condotta sui testi sia latini sia volgari, redatti nei secoli XIV-XV in Toscana e nell’Italia settentrionale, ponendo in evidenza i linguaggi tecnici circoscritti agli usi locali di architetti e delle loro maestranze, come muratori, tagliapietre, carpentieri, scalpellini e altri. I documenti presi in esame, tratti dagli archivi e pubblicati negli ultimi due secoli, sono gli atti notarili, per lo più i capitolati di lavori, e i registri delle «fabriche» pubbliche e private corredati da resoconti finanziari ("Annali della fabbrica del Duomo di Milano", i documenti dell’Opera del Duomo di Firenze, le testimonianze archivistiche sugli artisti a Ferrara), che illustrano dettagliatamente i progetti di opere edilizie, dalle costruzioni di chiese, ospedali, palazzi alle ristrutturazioni di case e alle rifiniture scultoree, testimoniando una significativa varietà geolinguistica del lessico architettonico. La nomenclatura tecnica delle scritture approntate nei singoli volgari si mantiene ben salda e nelle loro redazioni latine e nei documenti latini differenti, ricchi di termini settoriali che, non di rado, costituiscono le prime testimonianze d’uso dei vocaboli, le cui attestazioni note in volgare sono posteriori. Questa polisemia del vocabolario degli architetti provenienti da varie regioni si riflette nella letteratura artistica rinascimentale, che, dopo il "De re aedificatoria", composto da Leon Battista Alberti nel latino umanistico intessuto di neologismi tecnici trasposti in latino, non di rado, dai volgari settentrionali, esplode nella prima metà del secolo XVI sia con le edizioni e i volgarizzamenti commentati del "De architectura" di Vitruvio sia con i primi trattati (a partire dalle "Regole generali di architettura" di Sebastiano Serlio del 1537) e con i libri delle antichità. La loro veste linguistica documenta la tensione fra l’esigenza avvertita di una nuova terminologia tecnica comune e il sostrato della lingua d’uso degli scriventi. Per esempio, oltre al ricorso ai lombardismi o venetismi nei testi di Cesariano, Daniele Barbaro e altri, si rileva che, nelle parti sull’architettura aggiunte nella seconda edizione delle "Vite" (1568), l’aretino Vasari accoglie i tecnicismi attestati nei documenti medievali milanesi e ferraresi qui esaminati.
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Negli anni del boom economico, la nuova realtà produttiva, che ha profondamente modificato la vita della società italiana condizionando a partire dagli anni Cinquanta gli usi e i costumi della quotidianità, ha trovato nella disciplina del... more
Negli anni del boom economico, la nuova realtà produttiva, che ha profondamente modificato la vita della società italiana condizionando a partire dagli anni Cinquanta gli usi e i costumi della quotidianità, ha trovato nella disciplina del design una delle manifestazioni più evidenti.
Come nel Rinascimento, grazie alle nuove teorie architettoniche che si richiamavano al modello classico (vitruviano), si era formata e aveva conquistato la propria individualità la lingua speciale dell’architettura, così nel pieno Novecento la lingua del design si è specializzata e si è emancipata, facendo proprio il lessico dei settori che la compongono: la progettazione, la produzione, la promozione pubblicitaria.
Negli anni Cinquanta in Italia si è diffusa e si è consolidata la scrittura "del" e "sul" design. Con la definizione di “stile industriale” è comparsa anche una ricca letteratura assieme tecnica e critica, che si caratterizzava per una lingua speciale disposta su più livelli stilistici, corrispondenti alla natura unitamente teorica e pratica della disciplina del design.
La lingua italiana d’uso ha assorbito il linguaggio dell’industrializzazione, i suoi tecnicismi. Numerosi termini tecnici sono entrati nella lingua comune grazie a questa nuova disciplina che congiungeva la produzione in serie e l’arte (e le sue lingue settoriali), rendendo l’espressione artistica parte della quotidianità. E al significato che il fenomeno del design ha assunto nella società italiana degli ultimi decenni, condizionando i bisogni e i gusti, si possono attribuire alcuni nuovi fatti linguistici dell’italiano contemporaneo, visibili nel lessico e in alcune soluzioni sintattiche e testuali, che in parte distinguono la lingua del design da altri linguaggi settoriali.
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Si dà qui la comunicazione del ritrovamento di un altro testimone delle "Osservationi del parlare, e scrivere toscano" di Giovanbattista Strozzi (Firenze, 1551-1634). Dell'operetta dello Strozzi — redatta nel 1583, ma edita la prima... more
Si dà qui la comunicazione del ritrovamento di un altro testimone  delle "Osservationi del parlare, e scrivere toscano" di Giovanbattista Strozzi (Firenze, 1551-1634). Dell'operetta dello Strozzi — redatta nel 1583, ma edita la prima volta senza il nome dell’autore cinquant'anni dopo — erano finora noti cinque esemplari manoscritti, nessuno dei quali autografo, tutti conservati nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Il recupero del nuovo testimone all’Archivio di Stato di Firenze impone di riconsiderare nel suo complesso anche la vicenda della prima edizione di questa grammatica, stampata anonima a Firenze per i tipi di Pietro Nesti tra il 1630 e il 1634.
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Si pone in rilievo il ruolo di una rivista di disegno industriale, oggi design, nella storia dell'italiano contemporaneo. Fondata dall'architetto Alberto Rosselli nel 1954, la pubblicazione trimestrale e poi bimestrale, «Stile industria»,... more
Si pone in rilievo il ruolo di una rivista di disegno industriale, oggi design, nella storia dell'italiano contemporaneo. Fondata dall'architetto Alberto Rosselli nel 1954, la pubblicazione trimestrale e poi bimestrale, «Stile industria», accompagnerà per nove anni la crescita della società italiana del "boom" economico, dando una forma testuale e linguistica al dibattito intorno all’estetica della produzione in serie, e toccando nel contempo un insieme di fenomeni e processi riguardanti diversi strati della popolazione coinvolti nella produzione e nel consumo dei beni. La nuova realtà produttiva, che ha profondamente modificato la vita della società italiana condizionando a partire dagli anni Cinquanta gli usi e i costumi della quotidianità, ha trovato nella disciplina del design una delle manifestazioni più evidenti. Alla sua fisionomia di materia e tecnica e artistica corrispondeva appieno l’impostazione del periodico guidato da Rosselli. E così, nella scrittura "del" e "sul" design, le parole antiche, "forma" e "formale", "funzione", acquistano una nuova accezione circoscritta al lavoro del designer. All’epoca poco frequenti nella lingua d’uso, i termini che le affiancano, "funzionale" e "funzionalità", dal linguaggio tecnologico passeranno rapidamente in quello del commercio e della pubblicità, per fissarsi stabilmente nel lessico di settori diversi. A questi si aggiungono "efficienza" ed "estetica", l’antico "creativo" con il valore del tutto nuovo di ‘dotato di fantasia e inventiva’ e la neoformazione "creatività".
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The paper presents the pubblication of the unknown and incomplete grammar of Giovanbattista Strozzi the Younger (1551-1634), discovered in the manuscript Magl. IV.30, preserved in the National Library of Florence (Biblioteca Nazionale... more
The paper presents the pubblication of the unknown and incomplete grammar of Giovanbattista Strozzi the Younger (1551-1634), discovered in the manuscript Magl. IV.30, preserved in the National Library of Florence (Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze), which contains the oldest witness in the transmission of the Strozzi’s «Osservationi intorno al parlare, e scrivere toscano», composed in 1583, edited in the 1630-34). The comparison between the «Osservationi» and the grammar founded in the Magl. IV.30, titled «La lingua volgare si può ridurre in regola come la latina, et la greca, et altre», lets us to attribue it to Strozzi. In fact, in Strozzi’s «Osservationi» some deviations from the grammatical rules fixed by Bembo and by other grammaticians are acceptable in the spoken vernacular of Florence: it can be observed that in the chapter concerning the articles («il», «el») Strozzi distinguishes the colloquial register of the speaking from the informal one. Moreover, the author actually included in this work some of the questions discussed in the florentine Alterati’s Accademy, which attended to have the ruling position in the literary environment, not only in Florence, but also in the rest of Italy in the last part of the XVI century. The examination of all these documents shows that their studies and attempts to codify Tuscan language had been made according to the method of Vincenzio Borghini who blazed the trail for his successors (some of Alteratis’ members) in textual criticism.
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Nel saggio vengono pubblicati i capitoli superstiti di una grammatica fiorentina, ritrovata fra le carte del ms. conservato nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, contenente il più antico testimone delle «Osservationi intorno al parlare, e scrivere toscano» approntate da Giovanbattista Strozzi nel 1583. L’attribuzione del testo, che presenta il titolo «La lingua volgare si può ridurre in regola come la latina, et la greca, et altre», all’autore delle «Osservationi» ed esponente di primo piano dell’Accademia degli Alterati è motivata non soltanto dalle similarità fra le due grammatiche tramandate dal codice Magl. IV.30 (per esempio, l’articolo «el»), ma anche dalle notizie ricavabili dai manoscritti di questo cenacolo dei dotti, che svolse un ruolo significativo nella vita culturale fiorentina e italiana del tardo Cinquecento. In base ai documenti esaminati si può affermare che la grammatica, pervenutaci soltanto nelle parti sulle «lettere» e sul «nome», doveva essere scritta nel periodo iniziale dell’attività degli Alterati (1572 ca.), quando i suoi giovani accademici furono invitati da don Vincenzio Borghini a stendere «le regole, le prime, pure e semplici» per l’insegnamento primario della lingua volgare.
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Giorgio Vasari we owe not only to create specialized literature on art critic, but also come up with and affirmation of special terminology (like maniera), through which it was possible, in his tractate, to characterize the artistic... more
Giorgio Vasari we owe not only to create specialized literature on art critic, but also come up with and affirmation of special terminology (like maniera), through which it was possible, in his tractate, to characterize the artistic personalities and styles of schools and eras of art history. In this article we are going to show that, since the first release (la Torrentiniana edition, 1550) to another (Giuntina edition, 1568), a work by Vasari, his constantly increasing interest, visible in the Lives of artists, in creativity and evaluation of works by artists of his era, went hand in hand with increasingly intensive use by the writer specialized vocabulary, such as words capriccio and capriccioso used by him in a wide range of meanings. And by comparing the vocabulary of two editions of Lives of artists, one can observe that the experience of the architect Vasari (acquired after 1550) reflected deeply in his writings as a historian and art critic. And so in Giuntina edition thus become richer and more detailed descriptions and works of architecture and ways of creative work of architects.
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A Giorgio Vasari si deve non soltanto la fondazione della letteratura critica d’arte, ma anche la creazione e il consolidamento di una terminologia settoriale («maniera» in primis), che nella sua opera caratterizza le individualità di artisti, nonché i tratti salienti di scuole ed epoche della stora dell’arte. Nel saggio si intende mettere in evidenza come, nel passaggio dalla Torrentiniana alla Giuntina, il più accentuato interesse dell’autore delle «Vite» verso la critica d’arte contemporanea si accompagni all’uso più intenso di termini specifici del suo lessico critico, quali «capriccio» e «capriccioso», adoperati in sfumature semantiche diverse. Sempre attraverso il confronto del lessico delle due edizioni delle «Vite», si può osservare che l’esperienza di Vasari architetto incide notevolmente sulla sua scrittura, e nella Giuntina diventano più particolareggiate le descrizioni sia dei monumenti architettonici sia dei modi di lavorare degli architetti.
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Is there such a thing as a design language? The rapid growth of design in Italy beginning in the earliest decades of the past century, witnessed the concurrent rise of a specific language that appeared in the writings of the authors of... more
Is there such a thing as a design language? The rapid growth of design in Italy beginning in the earliest decades of the past century, witnessed the concurrent rise of a specific language that appeared in the writings of the authors of industrial design (artists and craftsmen), as well as those of its theorists (designers and ideologists) or even critics (art critic authors).
This paper is meant to appraise design literature from a historical perspective, through the linguistic analysis of texts by its most important exponents (Ponti to Rosselli, to Sottsass jr. and Mendini). The goal is to discern the main linguistic features of one of the most representative productive fields in twentieth-century Italian civil life.
The expected goal is twofold: to begin, as is the case with other disciplines, a study of the linguistic and expressive forms that arose from theoretical changes in the field of design, and to gather into a Glossary the terms that become typical of the design language.
Thanks to the description of the distinctive features of linguistic expression in writings on and about design, we wish to contribute to the definition of the individuality of the design discipline, which reflects the syncretism of the specific activities involved in it: from the different phases of industrial production, to design theory, which has always relied on artistic and aesthetic approaches of its time.
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Esiste una lingua del design? Il rapido affermarsi della disciplina del design in Italia fin dai primi decenni del secolo scorso vede emergere in contemporanea una lingua speciale, che si manifesta negli scritti degli artefici del disegno industriale (artisti e artigiani), così come nella scrittura dei suoi teorici (progettisti e ideologi della disciplina) e dei suoi critici.
Il contributo si pone come obiettivo la valutazione della letteratura del design nella sua prospettiva storica attraverso l’analisi linguistica dei testi di alcuni dei suoi massimi rappresentanti (da Gio Ponti a Alberto Rosselli a Alessandro Mendini), per cogliere gli aspetti salienti di uno dei settori produttivi di grande rilievo nella vita civile italiana del Novecento.
Il risultato ricercato è duplice: iniziare, come già avviene in altre discipline, uno studio delle forme linguistico-espressive frutto dei cambiamenti teorici nell’ambito del design e la raccolta in un Glossario dei termini che diventano tipici della lingua del design.
Grazie alla descrizione dei tratti salienti dell’espressività linguistica di chi scrive del e sul design si intende dare un contributo alla definizione dell’individualità della disciplina, che riflette il sincretismo delle attività settoriali che la compongono (dalla produzione industriale in tutte le sua fasi alla teorizzazione, che da sempre si avvale delle teorie artistiche ed estetiche coeve) .
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Nelle indagini di storia della lingua italiana del Cinquecento si osserva che lo storico processo del lento ma deciso affermarsi di un modello linguistico unitario s’intreccia con il volgarizzamento e la riscrittura della letteratura... more
Nelle indagini di storia della lingua italiana del Cinquecento si osserva che lo storico processo del lento ma deciso affermarsi di un modello linguistico unitario s’intreccia con il volgarizzamento e la riscrittura della letteratura antica di ogni ramo dello scibile. Questo ‘acclimatamento’ in volgare delle materie, che vanno dalla filosofia naturale a quella morale, dalla poetica alla musica, dalla matematica alle arti meccaniche, avviene non soltanto grazie alla traduzione diretta delle opere greche e latine, ma soprattutto in virtù di un innesto del pensiero filosofico, come di quello scientifico-tecnico, nelle nuove teorie espresse nella trattatistica cinquecentesca. E se nel Duecento il volgare della prosa d’arte traeva modelli di un’elegante finitura formale e retorica dagli esempi mediolatini e classici, l'italiano della scrittura argomentativa nel secolo sedicesimo ricerca e sperimenta forme testuali e moduli linguistici che possano restituire appieno i concetti, «il vero delle cose», delle «auctoritates» in ogni disciplina, di Aristotele «in primis».
In questo intervento mi propongo di illustrare alcune delle questioni scaturite dalle ricerche dedicate alla nuova prosa e alla formazione del lessico sia scientifico (in particolare, della logica) sia tecnico (musicale, drammaturgico), così come al ruolo della cultura accademica nel volgarizzamento del sapere nel Cinquecento.
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Si tratta della prima edizione del volgarizzamento della «Poetica» aristotelica, approntato da Giorgio Bartoli (1534-1583), l’accademico fiorentino e l’autore del trattato di fonetica “Degli elementi del parlar toscano”, edito postumo nel... more
Si tratta della prima edizione del volgarizzamento della «Poetica» aristotelica, approntato da Giorgio Bartoli (1534-1583), l’accademico fiorentino e l’autore del trattato di fonetica “Degli elementi del parlar toscano”, edito postumo nel 1584 a cura dell’amico Lorenzo Giacomini. Il testo qui edito è tratto dal codice Ashb. 531 (II, ff. 1r-38r) della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. Dal confronto della traduzione di Giorgio Bartoli con la versione latina della «Poetica» eseguita da Piero Vettori e con quelle volgari coeve di Ludovico Castelvetro e Alessandro Piccolomini emergono, da un lato, una notevole autonomia del fonetista fiorentino quanto all’adattamento in volgare dei termini specifici greci e, dall’altro, una sua fedele adesione al metodo seguito da Piero Vettori nella resa dell’ordito sintattico dell’opera originale.
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Si dà conto del ritrovamento nella Biblioteca Riccardiana di Firenze del «Trattato di lingua toscana», considerato perduto, che Francesco Bonciani (1552-1620), accademico "Aspro", scrisse per conto della fiorentina Accademia degli... more
Si dà conto del ritrovamento nella Biblioteca Riccardiana di Firenze del «Trattato di lingua toscana», considerato perduto, che Francesco Bonciani (1552-1620), accademico "Aspro", scrisse per conto della fiorentina Accademia degli Alterati fra l'estate del 1580 e i primi mesi del 1583, in risposta al discorso di Henri Estienne, «De la precellence du langage François» (1579). E oltre all'originale autografo dell'opera, il Riccardiano 2435, cc. 265r-336r, nella stessa biblioteca viene identificata la sua copia diretta, il Riccardiano 2316, trascritta sotto la supervisione di un altro accademico alterato, Lorenzo Giacomini (1552-1598). In base anche a vari documenti e lettere appartenenti ai due letterati e all'ambiente del cenacolo , si delineano le origini dei due testimoni manoscritti. Si ipotizza, quindi, che Giacomini, curatore nel 1584 dell'edizione degli «Elementi del parlar toscano» di Giorgio Bartoli, si occupasse nella primavera del 1585 della revisione del trattato, dopo che Bonciani, partendo per la Spagna in missione diplomatica due anni prima, aveva affidato l'opera (non portata a termine) ai sodali accademici.
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A “giuntina” edition of «Perì hermenèias» (Florence, Biblioteca Riccardiana, Stamp. 15826), belonging to Benedetto Varchi (1503-1565) and by him richly annotated, testifies on his study on Logica. During his stay in Padua (1537-1541),... more
A “giuntina” edition of «Perì hermenèias» (Florence, Biblioteca Riccardiana, Stamp. 15826), belonging to Benedetto Varchi (1503-1565) and by him richly annotated, testifies on his study on Logica. During his stay in Padua (1537-1541), while giving lectures on Philosophy at the «Studium» and taking part to the Accademia degli Infiammati, the Florentine scholar prepared the ground for building a vernacular philosophic prose by translating and commenting Aristotle's work. When he was called back to Florence in 1543 with the assignment of writing the «Storia fiorentina», Varchi persevered in his efforts to realize the project of putting the philosophic and scientific doctrine into vernacular, by giving lectures on Dante and Petrarch at the Accademia Fiorentina. Such project, moreover, matched with the aim of Duke Cosimo I to make Florentine language an efficient tool of his cultural policy. ***************************************************************************************
L’edizione giuntina del «Perì hermenèias» (Firenze, Biblioteca Riccardiana, Stamp. 15826), appartenuta a Benedetto Varchi e da lui fittamente postillata, è il testimone dei suoi studi sulla logica. Durante il soggiorno a Padova (1537-1541), fra le lezioni di filosofia nello Studio e l’attività all’Accademia degli Infiammati, il letterato fiorentino, traducendo e commentando l’opera di Aristotele, pose le basi alla costruzione di una prosa filosofica in volgare. Richiamato a Firenze nel 1543 per scrivere la Storia fiorentina, Varchi s’impegnò anche, con le letture dantesche e petrarchesche all’Accademia Fiorentina, a mettere in pratica il progetto di trasferire in volgare la dottrina filosofica e scientifica, un progetto che nei principi s’incontrava con l’aspirazione del duca Cosimo I a fare del fiorentino un mezzo efficace della sua politica culturale.
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Giorgio Vasari racchiude entro la cornice dell’«introduzzione» alle «Vite» una solida e documentata trattazione tecnica, in cui l’attività dei rappresentanti delle tre arti viene descritta in una prosa caratterizzata dall’andamento... more
Giorgio Vasari racchiude entro la cornice dell’«introduzzione» alle «Vite» una solida e documentata trattazione tecnica, in cui l’attività dei rappresentanti delle tre arti viene descritta in una prosa caratterizzata dall’andamento ordinato e conciso, nonché dal lessico specialistico e univoco, ripartito fra le denominazioni di materiali, strumenti e singoli procedimenti adottati per «lavorare» e «condurre a perfezzione» un’opera d’arte. L’autore della storia degli artefici munisce così il lettore di strumenti per recepire e giudicare la complessità e la difficoltà del lavoro condotto nelle officine e nei cantieri, determinando i «verba» e le «res» su cui poggerà l’impianto dell’opera di storico e di «pratico»: dalla pittura alla scultura al «lavoro di quadro» degli architetti.
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A chiedere agli artefici dotati d’ingegno e temprati «dallo esercizio dell’arte» di dare corpo per iscritto al loro sapere fu Benedetto Varchi che, nella primavera del 1547, in concomitanza con i suoi interventi accademici dedicati alle... more
A chiedere agli artefici dotati d’ingegno e temprati «dallo esercizio dell’arte» di dare corpo per iscritto al loro sapere fu Benedetto Varchi che, nella primavera del 1547, in concomitanza con i suoi interventi accademici dedicati alle arti figurative, aveva promosso fra un gruppo di amici artisti l’inchiesta «del principato e della nobilità [...] della scultura e della pittura». Le loro risposte, e fra queste le lettere dei pittori Pontormo e Bronzino e altri, così come quelle ben note di Giorgio Vasari, in apertura, e di Michelangelo a coronamento conclusivo della «disputa», fecero da corredo all’edizione delle celebri “Due lezzioni” varchiane, edite nel 1550, appena un mese prima delle “Vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani” dallo stesso «impressor ducale» Lorenzo Torrentino. Varchi fin dalla premessa generale pose la figura dell’artista al centro della complessa teorizzazione sulle “arti poietiche” (cioè «fattive») di Aristotele. Illustrando l’esser produttivo e, nel contempo, accompagnato dalla «certa e vera ragione» dell’”ars poietica”, il letterato mise in evidenza il fatto che questa si distinguesse dalla semplice tecnica, perché la sua capacità produttiva era possibile quando si verificava il possesso di una “techne”, ottenuta grazie all’esercizio, unitamente ai principi che regolavano una situazione in particolare (come, per esempio, fare la statua unica e originale). Il «proemio generale» e «l’introduzzione» alle tre arti poste da Giorgio Vasari in apertura delle “Vite” traevano l’ispirazione da questa solida esposizione varchiana. L’artista aretino coglieva bene il significato di riconoscimento riservato dal «philosopho» Varchi alle arti «fattive», mostrando per l’appunto nella sua opera il valore produttivo (ossia «fattivo») dell’operato degli artisti.
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In virtù dell'analisi dei testi linguistici di Benedetto Varchi, rimasti manoscritti fino all'Otto e al Novecento, si individuano le tappe in cui, in concomitanza con gli studi di testi aristotelici (la logica al primo posto), nell'autore... more
In virtù dell'analisi dei testi linguistici di Benedetto Varchi, rimasti manoscritti fino all'Otto e al Novecento, si individuano le tappe in cui, in concomitanza con gli studi di testi aristotelici (la logica al primo posto), nell'autore dell'«Ercolano» prendevano corpo una solida definizione della natura del linguaggio e la determinazione delle strutture di una lingua. Applicata alla situazione linguistica coeva, l’analisi scaturita dallo studio delle lingue e dei testi classici ha portato Varchi a riflettere sulla complessità della lingua volgare e dei suoi registri, nonché a reinterpretare le teorie di Pietro Bembo.
Il punto di svolta nella formazione del pensiero linguistico varchiano è rappresentato dagli studi filosofici all’Università di Padova (1537-1541) e dalla riflessione sulla «Poetica», sulla poesia e sui generi letterari all’interno dell’Accademia degli Infiammati (1540-41). Cruciale (si sottolinea) è stato il momento degli interventi nel cenacolo patavino di Lombardi e di Maggi che leggevano la «Poetica». Il pensiero linguistico di Varchi che aveva preso avvio dal passo del «De interpretatione» di Aristotele (16a 3-4) si consolidava in forza della lettura del capitolo linguistico della «Poetica», commentato da Vincenzo Maggi, il quale nell’"explanatio" del brano aveva accentuato il criterio scrupolosamente grammaticale dell’esame condotto dal filosofo greco. Negli scritti di Varchi, che risalgono a quel periodo, molto prima dell'«Ercolano» (grammatiche del latino e del toscano, nonché gli abbozzi di un nuovo alfabeto per il volgare), si osserva una coerenza teorica nel porre in rilievo il fatto che le lingue sono prima di tutto parlate e l’uso corretto della lingua volgare si fonda sulla capacità di ben parlare. Da questo presupposto il Varchi muove nella sua teorrizzazione sul linguaggio, sul volgare letterario e sulla lingua d’uso.
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Nel saggio si indagano le tecniche e i registri stilistici impiegati da Anton Francesco Doni nel rappresentare il parlato in modo evidentemente consapevole. La varietà di temi che viene racchiusa dallo scrittore fiorentino nei «Marmi» (da... more
Nel saggio si indagano le tecniche e i registri stilistici impiegati da Anton Francesco Doni nel rappresentare il parlato in modo evidentemente consapevole. La varietà di temi che viene racchiusa dallo scrittore fiorentino nei «Marmi» (da lui definiti come «bizzarre composizioni») rispecchia la sua formazione di uomo curioso e di lettore onnivoro, che coglie e sfrutta le possibilità della stampa quale potente mezzo non solo di comunicazione ma anche di partecipazione alla vita letteraria e artistica. Fin dai primi scritti il Doni si cimenta nei temi attuali e nei generi più accattivanti per il pubblico, trasponendo nelle forme divulgative, e con un notevole estro linguistico, la conoscenza ricavata dai libri, assimilata dai discorsi di amici artisti e letterati, registrata nei dibattiti dei cenacoli. Grazie alla forma dialogica dei «Ragionamenti» che compongono «I Marmi», lo scrittore confeziona una miscellanea di argomenti di arte, filosofia e viver civile che mette in bocca ai personaggi diversi, dai popolani delle botteghe agli accademici, realizzando in questo modo una stravagante gamma di toni e linguaggi, con scarti continui e fortissimi. La sua scrittura «come il parlare» si dispiega agevolmente nel genere umorisitico, che permette il ricorso a svariati registri. Doni riproduce, quindi, sia il parlato-parlato degli scambi di battute sia la formula della lezione adatta alle «controversie» scientifiche; raggiunge effetti pittorici nelle descrizioni e restituisce la vivacità di una scenetta da taverna oppure di un avvenimento di cronaca cittadina.
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Mosso dall’idea di rendere volgare la scienza, Alessandro Piccolomini commentava e trasferiva nella « bella lingua italiana » i trattati antichi. Analizzando i suoi compendi, così come le parafrasi e le traduzioni, allestiti in... more
Mosso dall’idea di rendere volgare la scienza, Alessandro Piccolomini commentava e trasferiva nella « bella lingua italiana » i trattati antichi. Analizzando i suoi compendi, così come le parafrasi e le traduzioni, allestiti in quarant’anni di attività di studioso e divulgatore, si possono delineare le idee piccolominiane sul volgare, le quali rappresentano uno degli aspetti della cinquecentesca « questione della lingua ». Sono particolarmente accurate e significative le proposte da lui formulate nelle dedicatorie e nelle lettere "Ai lettori" sulle modalità della resa dei concetti scientifici e filosofici. E la riflessione teorica intorno alla traduzione affidata alla sua "Epistola del modo del tradurre", che introduce la versione volgare della "Poetica" del 1572, si configura come un trattato di punta all’interno del dibattito linguistico cinquecentesco. Grazie alla nascita toscana e al soggiorno padovano, studente di filosofia e accademico degli Infiammati, Alessandro Piccolomini sviluppò un’aggiornata e consapevole concezione della lingua come strumento vivo e perfettibile di conoscenza. L’universalità del sapere, quale garanzia del progresso nelle scienze, nelle arti e nelle tecniche, era per lui indissolubilmente legata alla diffusione e alla crescita di una lingua italiana comune, una lingua di cultura accessibile a tutti.*********************************************
Poussé par la volonté de rendre la science accessible, A. Piccolomini commentait et traduisait dans la «belle langue italienne» les traités de l'antiquité. Par l'analyse des résumés, des paraphrases et des traductions réalisés par l'érudit et le vulgarisateur en quarante ans d'activités, on peut définir ses conceptions, qui représentent l'un des aspects de la «question de la langue» au XVIème siècle. Dans ses dédicases et dans ses lettres «Aux lecteurs», il a formulè des propositions, particulièrement prècises et significatives, sur la façon de restituer les concepts philosophiques et scientifiques. Et sa réflexion théorique à propos de la traduction contenue dans l'«Epistola del modo del tradurre», en introduction à la version italienne de la «Poetique» de 1572, se présente comme un traité marquant au sein du débat linguistique de l'époque. Grâce à sa naissance en Toscane et à son séjour padouan, A. Piccolomini élabora une conception moderne et clairvoyante de la langue comme instrument de connaissance vivant et perfectible. L'Universalité du savoir, garantie du progrès de sciences, des arts et des tecniques, était pour lui liée de manière indissoluble à la diffusion et au développement d'une langue italienne commune, d'une langue de culture accessible à tous.
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Nel Cinquecento, i libri delle «Antichità di Roma» in volgare non solo diffusero le conoscenze sui monumenti architettonici dell'epoca romana, ma proposero anche un nuovo genere di scrittura in lingua italiana, incentrato sulla... more
Nel Cinquecento, i libri delle «Antichità di Roma» in volgare non solo diffusero le conoscenze sui monumenti architettonici dell'epoca romana, ma proposero anche un nuovo genere di scrittura in lingua italiana, incentrato sulla descrizione delle opere d'arte, con il ricorso al linguaggio specialistico ricco sia di latinismi sia di termini propri delle botteghe e dei cantieri.
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Nel contributo, che fa parte del I volume di un'opera dedicata alle scritture autografe dei letterati italiani del Cinquecento, sono stati censiti tutti i manoscritti autografi di Benedetto Varchi (1503-1565), accademico e letterato di... more
Nel contributo, che fa parte del I volume di un'opera dedicata alle scritture autografe dei letterati italiani del Cinquecento, sono stati censiti tutti i manoscritti autografi di Benedetto Varchi (1503-1565), accademico e letterato di spicco della politica culturale del duca Cosimo I. Oltre al riordinamento sistematico delle lettere autografe e soprattutto dei manoscritti delle opere dello scrittore e linguista fiorentino, comprendenti sonetti, canzoni, carmina latini, lezioni accademiche e commenti ad Aristotele, traduzione del "De consolatione" di Boezio e la  "Storia fiorentina" con i variegati materiali schedati per la sua stesura, l'articolo contiene la ricostruzione della biblioteca varchiana.*********************************
In this article there are catalogued all manuscripts by Benedetto Varchi (1503-1565), member of Accademia Fiorentina and one of the leading representatives of cultural policy of Cosimo I de’Medici. The text includes: systematised letters and different works by Varchi such as Latin and Italian poems, lectures, comments to Aristotle’s works, translation of “De consolatione” by Boecius and “History of Florence” of Varchi, as well as reconstruction of his library with additional items (his books), recently discovered in libraries in Italy and abroad.
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Le immagini riprodotte nel volume sono tratte dalle Cinquecentine, conservate, in gran parte, nella Biblioteca Universitaria di Pisa (vedi il sito): http://amicibup.wordpress.com/ Nella prima metà del Cinquecento, in concomitanza con... more
Le immagini riprodotte nel volume sono tratte dalle Cinquecentine, conservate, in gran parte, nella Biblioteca Universitaria di Pisa (vedi il sito):
http://amicibup.wordpress.com/

Nella prima metà del Cinquecento, in concomitanza con la rinascita edilizia della Roma farnesiana, si assiste a un crescente interesse del grande pubblico per i monumenti dell'antichità. Vengono tradotti i testi antiquari degli umanisti, come quelli di Biondo Flavio, e i tipografi commissionano i volgarizzamenti di opere più specificatamente dedicate alle testimonianze architettoniche di Andrea Fulvio e di Bartolomeno Marliani, seguite dai libri delle antichità stesi in volgare e da eruditi e da artisti (Andrea Palladio). Queste guide di Roma ritrovano i modelli nella scrittura squisitamente tecnica delle traduzioni di Vitruvio e, in particolare, dell'opera di Sebastiano Serlio che propone un nuovo genere di trattato architettonico contenente elementi testuali e linguistici innovativi: il disegno affiancato dal commento illustrativo essenziale espresso in moduli sintattici non complessi. Oltre a segnare l'acclimazione di soggetti classici eruditi in volgare, la grande fortuna delle guide di Roma contribuisce alla diffusione nella lingua d'uso non solo dei vocaboli aulici ma anche della nuova testualità di scritto d'arte e del lessico specifico di tecniche artistiche (architettura in primis).
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L’indagine sulla poliedrica figura di Bernardino Baldi, traduttore e poeta, matematico e architetto, intrapresa da due angolazioni, quella scientifica e quella linguistico-letteraria, evidenzia la complessità del rapporto fra arti,... more
L’indagine sulla poliedrica figura di Bernardino Baldi, traduttore e poeta, matematico e architetto, intrapresa da due angolazioni, quella scientifica e quella linguistico-letteraria, evidenzia la complessità del rapporto fra arti, scienze e lettere, caratteristica dell’autunno del Rinascimento. I trattati delle arti e delle tecniche di Bernardino Baldi rispecchiano la fase ‘barocca’ della letteratura scientifico-tecnica che mescolava la competenza del matematico all’invenzione del poeta. Nei trattati su argomenti di connotazione empirica e teorica, la resa concettuale del pensiero s’irrobustì, acquistando spessore espressivo, in virtù della realizzazione di una struttura testuale razionale e grazie alla costruzione di un vocabolario fondato sulla terminologia degli specialisti di varie arti pratiche. Emerge il ruolo centrale dato dal Baldi alle arti figurative, concepite come l’unione dell’ingegno e del sapere scientifico. La sua riflessione intorno alla meccanica, la disciplina al centro degli interessi dell’ambiente urbinate di quegli anni, non solo s’intrecciava al progresso rinascimentale nell’architettura, ma, alludendo ad Aristotele, faceva acquisire alla denominazione di "architettonico" un significato filosofico e morale di ‘eccellente, virtuoso, capace di congiungere e servirsi di varie arti per realizzare un fine’ (il dialogo "Arciero").
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Si mettono a confronto il volgarizzamento della «Poetica» di Lodovico Castelvetro (Vienna, 1570) e i «Petri Victorii Commentarii in primum librum Arsitotelis De Arte Poetarum», un'opera di riferimento per chi traduceva o commentava il... more
Si mettono a confronto il volgarizzamento della «Poetica» di Lodovico Castelvetro (Vienna, 1570) e i «Petri Victorii Commentarii in primum librum Arsitotelis De Arte Poetarum», un'opera di riferimento per chi traduceva o commentava il trattato aristotelico nella seconda metà del Cinquecento. Alla «Poetica vulgarizzata e sposta» del filologo modenese, inoltre, si affianca  «Il libro della Poetica tradotto di greco da Alessandro Piccolomini» (Siena, 1572), la prima traduzione eseguita dal senese, il quale di solito ricorreva ai compendi o alle parafrasi nella resa volgare dei trattati filosofici antichi. S'ipotizza, quindi, che la traduzione piccolominiana fosse pensata come una risposta critica e nel contempo costruttiva all'opera del Castelvetro.
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Benedetto Varchi (Florence, 1503-1565), in his lectures (in Accademia Fiorentina) in the years 1543-1564, dedicated mostly to "Divine Comedy" by Dante, provided basis for development of scientific literature in Italian language. Humanist... more
Benedetto Varchi (Florence, 1503-1565), in his lectures (in Accademia Fiorentina) in the years 1543-1564, dedicated mostly to "Divine Comedy" by Dante, provided basis for development of scientific literature in Italian language. Humanist (man of letters), highly educated (in the universities in Padua and Bologna), created expositions of logic studies in Italian language, translating and giving scientific comments on Aristotle’s ideas. From those studies only some manuscripts concerning systematisation and methodology of lectures in scientific knowledge (“exposition” and “explanation”) were published in the nineteenth century. Varchi designed his lectures on basis of “proper way of cognition and knowledge” – synthetic, analytic and defining – indispensable to conduct reasoning and to define research subject. So, he created prose appropriate to exact and natural science, as well as to lectures for diverse audience. Those texts reflect the methodology used in sequence of reasons, in syntax and in terminology which revealed meanings of phenomena. The analysis of syntax, the text construction and the terminology used, carried out in this article, discover and highlight a quality of lectures by Varchi. Lectures that can be an example of new prose which fully developed in scientific texts of the seventeenth century - mostly because of rich and precise scientific language (coming from Greek and Latin), but also enriched by neologisms, as well as by new stylistic based on short sentences, rarely compound, and by creation of sentences based on nouns.
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Benedetto Varchi, nelle sue lezioni tenute all’Accademia Fiorentina (1543-1564) e in gran parte dedicate al commento della "Commedia" e della poesia di Francesco Petrarca, pone le basi di un lavoro volto a costruire il modello di scrittura scientifica in volgare. Grazie a una solida preparazione filosofica, acquisita nei centri universitari di Padova e Bologna, Varchi imposta in volgare l’esposizione dei principi della logica, attraverso la traduzione e soprattutto il commento dell'opera di Aristotele. Di questo suo impegno rimangono alcuni significativi opuscoli, in parte editi nell’Ottocento, una sorta di precettistica della « sposizione e dichiarazione », in cui il letterato fiorentino traccia il metodo per l'acquisizione e l'ordinamento del sapere. E così Varchi costruisce le sue letture accademiche sui procedimenti, « modi particolari d’apparare e di sapere » — « compostivo », « risolutivo » e « diffinitivo » — indispensabili per la dimostrazione di singoli postulati e per l’esatta « determinazione » della materia trattata, mettendo in campo una prosa scientifica adatta all’esposizione orale dinanzi ad un pubblico variegato, in cui l’organizzazione testuale e le strutture sintattiche debbano aderire allo svolgersi del ragionamento e la terminologia renda il significato dei concetti. Dall'analisi della sintassi, della testualità e del lessico emerge il valore delle lezioni varchiane come l'esempio di una nuova prosa argomentativa, che si affermerà a pieno nella scrittura scientifica secentesca: sia per l'uso del lessico ricco di tecnicismi, adattati dal greco e dal latino ma anche formati ex novo tramite la sostantivizzazione e la rideterminazione semantica (« il ricevente », « l’ambiente », « l’astratto », « il concreto », « il difuori »), sia per lo stile spezzettato, l'attenuazione della tensione ipotattica e l'affermarsi delle strutture imperniate sul nome a scapito della centralità del verbo.
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Nel saggio si analizzano alcuni passi delle «Lectiones» e dei «Commentari» vettoriani al trattato di retorica di Demetrio (pseudo-) Falereo, in cui il filologo fiorentino commenta la lingua, le metafore e le fonti della «Commedia»; anche... more
Nel saggio si analizzano alcuni passi delle «Lectiones» e dei «Commentari»  vettoriani al trattato di retorica di Demetrio (pseudo-) Falereo, in cui il filologo fiorentino commenta la lingua, le metafore e le fonti della «Commedia»; anche per difendere l'opera dantesca dalle critiche rivolte alla lingua del poema da Giovanni della Casa nel «Galateo».
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Leon Battista Alberti affida al toscano molti degli argomenti considerati all'epoca di esclusivo dominio del latino, estendendo, quindi, le capacità espressive di una lingua viva. Il lavoro dell'artista teorizzato dall'Alberti nel "De... more
Leon Battista Alberti affida al toscano molti degli argomenti considerati all'epoca di esclusivo dominio del latino, estendendo, quindi, le capacità espressive di una lingua viva. Il lavoro dell'artista teorizzato dall'Alberti nel "De pictura" muove dall'indagine delle leggi della natura, che aiuta l'artista a ricreare la sua complessità. La conoscenza della natura e l'imitazione della sua perfezione permettono a chi crea di far emergere la bellezza insita nelle cose. E anche lo scrittore assorbe le regole che muovono la lingua e gli artifici retorici che riflettono la creatività artistica, espressa nella rappresentazione verbale. Alberti, scrittore in volgare, mostra il significato delle cose, servendosi delle neocreazioni lessicali (come «farfallano inanti agli occhi» o «muccilutoso»), e ricorrendo alla similitudine e alla metafora (immagine del ragno che raffigura il padre di famiglia nei «Libri de familia», III).
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In base ai documenti manoscritti, conservati nelle principali biblioteche fiorentine, si delineano la storia e il ruolo di un'accademia privata fiorentina, quella degli Alterati, fondata nel 1569 da Tommaso del Nero, che vide la... more
In base ai documenti manoscritti, conservati nelle principali biblioteche fiorentine, si delineano la storia e il ruolo di un'accademia privata fiorentina, quella degli Alterati, fondata nel 1569 da Tommaso del Nero, che vide la partecipazione dei letterati di spicco (Bernardo Davanzati, Filippo Sassetti, Francesco Bonciani, Giovanni de' Bardi, Giulio Del Bene, Lorenzo Giacomini, Giovanbattista Strozzi il Giovane, Alessandro Rinuccini, Scipione Ammirato), quasi tutti discepoli e amici di Piero Vettori e Vincenzio Borghini. Nel cenacolo, che influenzò l'attività della Camerata de' Bardi, si discusse di poetica e di lingua volgare e i suoi esponenti presero parte alle polemiche intorno alla «Commedia» dantesca e al poema di Torquato Tasso. Si mette in rilievo l'impegno degli Alterati a favore della lingua volgare, in consonanza con le idee di Vincenzio Borghini; l'impegno realizzato nelle traduzioni dei classici (il Tacito del Davanzati "in primis"), nei progetti dei trattati di lingua, nelle edizioni dei testi volgari antichi, nonché nella difesa dell'opera del Tasso contro l'Accademia della Crusca.
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(dalla premessa dei curatori del volume) Il saggio "ripercorre il duplice cammino degli studi musicali dalla Grecia antica all'Italia del Rinascimento: all'inizio attraverso la mediazione latina (segnatamente boeziana), in seguito, almeno... more
(dalla premessa dei curatori del volume) Il saggio "ripercorre il duplice cammino degli studi musicali dalla Grecia antica all'Italia del Rinascimento: all'inizio attraverso la mediazione latina (segnatamente boeziana), in seguito, almeno negli ambienti più colti. direttamente dal greco (di qui, l'ampia diffusione di allotropi che denunciano l'uno e l'altro etimo). Di particolare rilievo, a integrazione degli studi di Claude V. Palisca e Donatella Restani, la ricostruzione, con nuovi accertamenti, della curiosa preistoria del «Dialogo» di Vincenzo Galilei, vale a dire una campagna di volgarizzamenti dal greco e dal latino intrapresa in équipe dai classicisti della Camerata de' Bardi".
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Si analizza influsso della lingua italiana sul polacco nella prospettiva del nuovo linguaggio televisivo, affermatosi negli anni Ottanta in seguito alla penetrazione in Polonia del modello della tv commerciale. L'ingresso di non pochi... more
Si analizza influsso della lingua italiana sul polacco nella prospettiva del nuovo linguaggio televisivo, affermatosi negli anni Ottanta in seguito alla penetrazione in Polonia del modello della tv commerciale. L'ingresso di non pochi italianismi si deve all'assimilazione del lessico degli annunci pubblicitari e degli sceneggiati di successo. A questo aspetto si aggiungono l'interesse per il cinema italiano nella realtà culturale polacca e la presenza della drammaturgia italiana contemporanea nei repertori teatrali che, pur limitatamente al registro colto, hanno lasciato tracce recenti nel lessico polacco.
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Il contributo contiene la pubblicazione e il commento delle lettere autografe di Lorenzo Giacomini a Scipione Bargagli, tratte dal manoscritto Ricc. 2438 I della Biblioteca Riccardiana di Firenze, e delle relative risposte autografe del... more
Il contributo contiene la pubblicazione e il commento delle lettere autografe di Lorenzo Giacomini a Scipione Bargagli, tratte dal manoscritto Ricc. 2438 I della Biblioteca Riccardiana di Firenze, e delle relative risposte autografe del Bargagli contenute nello stesso codice, già pubblicate da Pietro Fanfani in «Lettere inedite di vari illustri senesi». Il confronto tra il Bargagli e il Giacomini riguarda principalmente l'«introducimento di voci forestiere e strane» e s'inquadra nella polemica tra i sostenitori di Torquato Tasso e gli avversari della sua opera poetica. Lorenzo Giacomini, l'allievo e amico del fonetista Giorgio Bartoli, contrasta il gusto naturalistico e arcaizzante delle proposte coeve dei fiorentini, rivendicando la libertà stilistica e la deliberata scelta di voci funzionali all'intensità espressiva.
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Il saggio mette in discussione l'attribuzione, fatta da Bernard Weinberg, del volgarizzamento manoscritto della "Poetica" di Aristotele (1573) a Lorenzo Giacomini. L'esecuzione della traduzione, conservata nel codice Ashb 531 della... more
Il saggio mette in discussione l'attribuzione, fatta da Bernard Weinberg, del volgarizzamento manoscritto della "Poetica" di Aristotele (1573) a Lorenzo Giacomini. L'esecuzione della traduzione, conservata nel codice Ashb 531 della Biblioteca Medicea Laurenziana, viene ora assegnata al fonetista fiorentino, Giorgio Bartoli, che per quasi vent'anni aveva accompagnato e guidato negli studi il giovane Giacomini, stendendo materialmente anche sotto dettatura di questi i suoi lavori di traduttore di opere greche. Il testo volgarizzato della "Poetica", senza firma, è di mano del Bartoli e fa parte del codice che raccoglie i suoi scritti autografi, compresa la trascrizione delle lezioni accademiche di Agnolo Segni e il volgarizzamento del trattato di Demetrio (pseudo)Falereo del Giacomini (1572ca), ma questi due ultimi, debitamente firmati dallo stesso Bartoli a loro nome. Nel saggio si espongono diversi argomenti a sostegno della paternità di Giorgio Bartoli, che all'epoca studiava l'opera aristotelica, fonte basilare anche per i suoi studi di fonetica; e l'elemento considerato decisivo per l'attribuzione è la datazione segnata in calce al testo ashburnhamiano, il 28 agosto 1573, in considerazione del fatto che Giacomini, impegnato negli affari della casa mercantile di famiglia ad Ancona, non era tornato a Firenze dal 1572.
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In concomitanza con gli studi di testi aristotelici (la logica al primo posto), in Varchi prendevano corpo la definizione della natura del linguaggio e la determinazione delle strutture di una lingua. Trasposta al volgare, l’analisi... more
In concomitanza con gli studi di testi aristotelici (la logica al primo posto), in Varchi prendevano corpo la definizione della natura del linguaggio e la determinazione delle strutture di una lingua. Trasposta al volgare, l’analisi linguistica portò Benedetto Varchi a riflettere sulla complessità della lingua volgare scritta e parlata e dei suoi registri, nonché a reinterpretare le teorie di Pietro Bembo. Il punto di svolta nella riflessione varchiana intorno alla lingua coincise con gli studi filosofici all’Università di Padova e con la contemporanea attività di traduttore e commentatore di Aristotele all’Accademia degli Infiammati. Cruciale, a mio avviso, fu per il futuro autore dell' "Ercolano” il momento degli interventi di Lombardi e di Maggi, che leggevano la “Poetica” fra gli Infiammati (condividendo lui la loro interpretazione del testo aristotelico).
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History of Linguistics, Cultural Studies, Languages and Linguistics, Italian (European History), Italian Studies, and 71 more
Bernardino Baldi de Urbino, qui vécut entre 1553 et 1617, était mathématicien et poète. Dans ses poèmes, «l’Artiglieria» (l’Artillerie), «L’invenzione del bossolo da navigare» (L’invention du compas) et «Nautica» (l’Art nautique), comme... more
Bernardino Baldi de Urbino, qui vécut entre 1553 et 1617, était mathématicien et poète. Dans ses poèmes, «l’Artiglieria» (l’Artillerie), «L’invenzione del bossolo da navigare» (L’invention du compas) et «Nautica» (l’Art nautique), comme aussi les «Sonetti romani» (Sonnets Romains) e les chansons «Sur la peinture» et «Sur la sculpture», en utilisant des concepts qui dérivent du maniérisme, Baldi mit en relief l’esprit humain, créateur d’ouvrages extraordinaires comme les instruments mécaniques, les peintures, les sculptures et les constructions architectoniques. Dans ses poèmes didactiques, ces lieux, où sont construits ces ouvrages, sont décrits avec des similitudes, des figures caractéristiques des genres poétiques. Baldi prit part au renouveau et à une nouvelle évaluation du savoir scientifique et technologique qui, pendant la Renaissance contribua à la découverte des oeuvres d’Archimède. Pour soutenir la thèse de l’excellence des disciplines techniques, il ne choisit qu’une partie de l’ouvrage d’Aristote et, en particulier, la «Quaestio seizième» des «Problèmes» qui lui sont attribués. Aussi bien en prose qu’en poésie Bernardino Baldi reproduit des constructions et des images tirées des auteurs classiques et italiens. La présence de ces figures et de ces vocables précieux, qui annoncent l’esthétique du conceptisme, met en relief l’effort de l'auteur pour élever le genre de la prose scientifique au niveau des autres formes littéraires.
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«Storia di una recensione» Questa recensione mi era stata proposta dal comitato scientifico della rivista "Albertiana". Mentre stavo per consegnare il lavoro alla redazione, sono stata invitata a prepararne una versione ridotta per la... more
«Storia di una recensione»
Questa recensione mi era stata proposta dal comitato scientifico della rivista "Albertiana". Mentre stavo per consegnare il lavoro alla redazione, sono stata invitata a prepararne una versione ridotta per la sezione della rassegna bibliografica "Quattrocento" della "Rassegna della letteratura italiana", 2013. Infatti, la breve versione è apparsa in stampa, suscitando la mia sorpresa per le modifiche da me non introdotte né approvate (vi si legge la menzione di un testo fatto ad opera di Ciccuto e Furlan, che non avevo neppure visto, ma anche altro che non avevo mai scritto). Per evitare di vedere pubblicata a mio nome un'altra recensione modificata a piacimento dell'editore, ho chiesto di ritirare dall'"Albertiana" il mio testo, che rendo qui disponibile. Ho visto che qualche recensione dell'opera in questione, ma diversa da questa, è stata comunque pubblicata nel numero XVII (2014) della rivista, a firma di un nome che sembra coniato per l'occasione con una resa grafica fantasiosa (e chi ha famigliarità con le lingue slave può intuirne la volgarità).
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Esiste una lingua del design? Il rapido affermarsi della disciplina del design in Italia fin dai primi decenni del secolo scorso vede emergere in contemporanea una lingua speciale, che si manifesta negli scritti degli artefici del disegno... more
Esiste una lingua del design? Il rapido affermarsi della disciplina del design in Italia fin dai primi decenni del secolo scorso vede emergere in contemporanea una lingua speciale, che si manifesta negli scritti degli artefici del disegno industriale (artisti e artigiani), così come nella scrittura dei suoi teorici (progettisti e ideologi della disciplina) e dei suoi critici.
Il contributo si pone come obiettivo la valutazione della letteratura del design nella sua prospettiva storica attraverso l’analisi linguistica dei testi di alcuni dei suoi massimi rappresentanti (da Gio Ponti a Alberto Rosselli a Alessandro Mendini), per cogliere gli aspetti salienti di uno dei settori produttivi di grande rilievo nella vita civile italiana del Novecento.
Il risultato ricercato è duplice: iniziare, come già avviene in altre discipline, uno studio delle forme linguistico-espressive frutto dei cambiamenti teorici nell’ambito del design e la raccolta in un Glossario dei termini che diventano tipici della lingua del design.
Grazie alla descrizione dei tratti salienti dell’espressività linguistica di chi scrive del e sul design si intende dare un contributo alla definizione dell’individualità della disciplina, che riflette il sincretismo delle attività settoriali che la compongono (dalla produzione industriale in tutte le sua fasi alla teorizzazione, che da sempre si avvale delle teorie artistiche ed estetiche coeve) e mantenendo presente il principio che una lingua utilizzata per spiegare e raccontare una pratica in continua trasformazione è anch’essa “materia viva”
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TRASVERSALITA_Programma.pdf
A._Siekiera_abstract_convegno__Campobasso_20aprile_2017.docx
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l venerdì 4 maggio nell'Aula Magna dell'Università del Molise, a CAMPOBASSO, si terrà una giornata di seminari e presentazioni dei laboratori sulla didattica dell'italiano con la lezione del prof. Francesco Sabatini come punto centrale... more
l venerdì 4 maggio nell'Aula Magna dell'Università del Molise, a CAMPOBASSO, si terrà una giornata di seminari e presentazioni dei laboratori sulla didattica dell'italiano con la lezione del prof. Francesco Sabatini come punto centrale del programma. La giornata, contemplata come iniziativa del Polo Lincei-Molise, coinvolge l'Università degli Studi del Molise, dall'Ufficio dell'Orientamento e della Didattica al Corso di Laurea magistrale in Scienze Formazione Primaria (Dipartimento di Scienze Umanistiche, Sociali e della Formazione dell'UNIMOL). Oltre agli interventi del prof. Francesco Sabatini e del prof. Sandro Caruana dell'Università di Malta, il prof. Lucio Cassone del Liceo scientifico di Termoli, la laureata in didattica del testo letterario e due gruppi di studentesse - tutte loro di Scienze Formazione Primaria - illustreranno le proposte di lavoro sul testo e sulla lingua italiana.
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Il convegno riunisce linguisti e storici della lingua che, relativamente al periodo fra Tre e Cinquecento, si siano occupati o si stiano occupando da una parte di lingua, e in particolare del lessico, delle arti (pittura, scultura,... more
Il convegno riunisce linguisti e storici della lingua che, relativamente al periodo fra Tre e Cinquecento, si siano occupati o si stiano occupando da una parte di lingua, e in particolare del lessico, delle arti (pittura, scultura, architettura e arti "minori"), dall’altra di uso linguistico degli artisti.
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